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Feb
17
Written by:
Mad Druid
Sunday, February 17, 2008
Uff... ce l'ho fatta, ho appena finito di leggere le 624 pagine del "Il Grande Gioco - I servizi segreti in asia centrale" di Peter Hopkirk. Una lettura che mi ha portato indietro nel tempo a conoscere la storia di quella misteriosa e irrequieta regione che è l'asia centrale.
Quando, nei primi anni del 1800, le truppe russe iniziarono a spingersi verso sud, la paura che una possibile coalizione franco-russa potesse invadere l'india britannica diede inizio all'esplorazione di quella fino ad allora sconosciuta area cuscinetto tra i due grandi imperi zarista e vittoriano. Per tutto l'800 giovani e ambiziosi ufficiali di ambo le parti giocarono al "grande gioco", un gioco fatto di travestimenti, intrighi, tradimenti, spionaggio, morte e gloria, epiche scalate di passi montani e infami disfatte di eserciti guidati dalle erronee valutazioni di avventati generali... una storia che è romanzo e avventura allo stato puro!
In molti punti la lettura di questo libro fà inevitabilmente riflettere sulla storia più recente. Come non credere che la situazione odierna non sia anche l'esito delle vicende del grande gioco: per anni strattonati o corteggiati da nord e da sud, dai russi e dagli inglesi, i popoli fieri e indomiti che abitavano quelle terre, guerrieri per indole, finanziati e addestrati nelle tecniche di guerra ora dagli uni ora dagli altri, probabilmente non hanno fatto altro che subire la storia.
Anche sul fatto che la storia insegni mi sorgono dei dubbi dalla lettura di questo libro. Già nel 1830 Arthur Connoly, capitano inglese che pagò con la decapitazione l'essersi spinto nelle terre dell'emiro di Buchara, scriveva nei suoi diari: "Se gli afgani, come nazione, si opponessero con risolutezza agli invasori, le difficoltà della marcia sarebbero pressocchè insormontabili". Forse la storia insegna... ma i suoi studenti non apprendono...
Per finire, il libro è stato scritto nel 1990 e di sicuro gli ultimi 18 anni meriterebbero di essere aggiunti in altrettanti capitoli di quest'affascinante opera. Certo è che la prefazione aggiunta dall'autore nel 1997 (ben cinque anni prima dell'11 settembre) è a dir poco profetica: "Fra tante incertezze, tuttavia, su una cosa pare non esservi dubbio. Nel bene e nel male l'Asia centrale fa di nuovo notizia, ed è probabile che continui a farla per molto tempo ancora".
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